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MyLand 2018

E’ passata una settimana dalla grande avventura in Mtb che attraversa la Marmilla, e ora a freddo è tempo di tirare le somme e di raccontare questa fantastica avventura.

L’anno scorso mi sono lasciato dietro due grandi endurance, tra le più dure in Sardegna, la Myland e il Gtrack. La prima si concluse con un secondo posto, dietro alla leggenda delle endurance Maurizio Doro, mentre la seconda riuscii a prendere il miglior tempo assoluto.  All’epoca mi riproposi di fare meglio l’anno successivo, e cosi a partire da Novembre 2017 ho iniziato la preparazione per questa grande avventura, per fare meglio e per dimostrare a me stesso di poter andare oltre i limiti che avevo a quel tempo.

Iniziamo subito a raccontare cosa è successo alla Myland, in quella grande sfida che rappresenta il primo obiettivo di quest’anno.

La partenza è fissata per le 14 di sabato 28 Aprile da Baradili, il paese più piccolo della Sardegna, accogliente oltre immaginazione e curato in ogni piccolo dettaglio. Arrivato la notte prima della gara per cercare di dormire e non dover viaggiare il giorno dopo, mi sono subito accorto che il paese risultava veramente immerso nella manifestazione, quasi monopolizzato dalla stessa, tappezzato di locandine e manifesti pubblicitari che sponsorizzano la manifestazione.

Appena arrivato ho cercato subito un posticino tranquillo dove parcheggiare e poter dormire. Al mattino la sveglia è impostata per le 11 ma alle 9:30 sono già sveglio e pronto a consegnare i bagagli. Ho preparato i bagagli per ogni check point, che voglio consegnare il prima possibile per evitare traffico, e poi passo al quartier generale per ritirare il pacco gara e la targhetta con il nome da attaccare sulla bicicletta.

Sbrigate le fasi preliminari torno sul furgone a dormire, per riposare il più possibile prima dell’inizio della manifestazione. Chiaramente non riesco a riposare a dovere, i concorrenti iniziano ad arrivare e nella zona parcheggio situata a ridosso del campo sportivo si alzano le voci di chi sistema e monta le biciclette e di chi parla di ciò che sta per succedere. Saluto la leggenda delle endurance, Maurizio Doro, e incontro anche tutti gli altri altleti che già avevo incontrato l’anno precedente, il maestro Antonio Marino, Cristian Murru, Federico Sanna, Cristian Noce, Giuseppe Demuro e via via tutti gli altri. Ci scambiamo saluti, foto e chiaramente tutti si fanno gli auguri per un buon andamento della gara, con l’auspicio di vederci ai CP o all’arrivo.

Il tempo passa velocemente e le 14 arrivano molto in fretta. Ci schieriamo tutti sulla piazza, il sindaco insieme a gli organizzatori fanno il loro discorso di benvenuto e Amos Cardia da il via alle danze.

Sulla linea del via si trovano i partecipanti di tutte e tre le distanze, 120, 220 e 440km. Si parte, e appena usciti dalla piazza si svolta a destra, lungo un rettilineo asfaltato che per 20 km ci porterà attraverso i paesi di Gonnosnò, Figus, Curcuris, Ales, Zeppara e Villa Verde, dal quale inizierà la prima grande salita verso il primo CP di Roja Menta. Lungo la prima parte del tracciato tengo una buona media, daltronde stiamo andando su aslfato, prendo un pò di vantaggio ma vengo subito raggiunto dai primi 4 partecipanti della 120km, che hanno palesemente un passo molto più spedito del mio. Inizia la salita di pietre che si trova poco prima del primo CP e vengo raggiunto da uno dei partecipanti della 440, Emmanuel Cau, che l’anno precedente era arrivato primo al traguardo della 220km. Sto un pò con loro e arriviamo al primo CP. Chiaramente tutti si affrettano a ripartire, si firma di fretta, in pochi mangiano o bevono. La myland 2017 mi ha insegnato che non c’e fretta di ripartire, la gara e lunghissima e siamo solo al km29. Arrivano anche tutti gli altri big, Maurizio, Antonio, Federico e gli altri. La sala è ora affollata, ma una pausa di 5-10 minuti e più che sufficiente per rifornire la borraccia e ripartire.  Lasciato il primo CP si pensa già al secondo che si trova al km 91  a Torregrande. Da qui il tracciato si fa un pò meno ostico. Oltrepassati i 40km inizia una lunghissima discesa, che porterà tutti noi sulle pianure che portano al mare. La discesa e veloce e tecnica, i tornanti si susseguono veloci, e in un punto tecnico vengo raggiunto da Maurizio e facciamo qualche km insieme fino allo sbocco nelle pianure di Marrubiu, dove lui a causa di un problema alla catena rimane attardato. Davanti a me due concorrenti, Emmanuel e Federico. Attraversiamo velocemente Marrubiu e subito dopo Arborea. Si arriva al km75 dove iniziano le strade di mare dove sabbia e paesaggi marini fanno da contorno a un bellissimo scenario. Sul litorale di fronte allo stagno di Trottu si svolge una gara di pesca e ne approfitto per fare qualche foto con il bellissimo paesaggio.

Poco dopo arriva ciò che non ti aspetti, un bel acquazzone. Dopo essermi riparato sotto un ponte e aver messo su l’attrezzatura da pioggia riparto verso il CP, macinando km di pianura. Arrivo finalmente a Torregrande, al solito rifornimento di cibo e acqua, un pò di riposo e subito si riparte. Da qui ci saranno altri 40km di pianura e poi inizieranno le vere salite, la prima delle quali porta al CP3 di Santu Lussurgiu. Usciamo dal check, davanti a me sempre Cau e Sanna, non so a che distanza si trovino perchè sono usciti molto tempo prima della mia ripartenza. Poi accade un altro evento non aspettato, ma calcolato. Il porta pacchi si rompe, e mi ritrovo a dover smontare tutto il sistema per poter continuare ad andare avanti. In previsione di una cosa simile avevo messo sullo stesso uno zaino, in modo tale da non dover rinunciare in caso di guasto. Questa accortezza si è rivelata una mossa vincente, e dopo aver tolto il pezzo difettoso posso finalmente ripartire.

Passano pochi km e inizia a calare il buio, e in lontananza vedo luci familiari, e capisco subito perchè. I concorrenti difronte a me si sono imbattuti in un bel tratto di argilla, che grazie alle pioggie e diventata come della colla. La bici si riempie di tutto, diventa impossibile pedalare, le ruote si bloccano, ed è praticamente impossibile pedalare. A stento mi trascino fuori dalla strada fangosa, do una ripulita alla bene meglio dal grosso del fango accumulato sulla bici e cerco di rimettermi sulla strada. La bici pesa il doppio di prima, ma pian piano la situazione migliora fino a permettermi di pedalare almeno decentemente. Nel frattempo Maurizio ha chiuso il gap e iniziamo a pedalere in tandem. Iniziano a susseguirsi le spiaggie, attraversiamo i paesi di Putzu Idu, Mandriola, Sa Rocca Tunda che ci portano nella pineta di Is Arenas. La sabbia si insedia dappertutto, la bici inizia a scricchiolare, un disastro. Arriviamo a Torre del Pozzo, poi S’Archittu e infine Santa Caterina di Pittinuri. La bella vita è quasi finita. Arriviamo al km153 e inizia la salita che ci porterà fino a Santu Lussurgiu. Una salita assurda, la più lunga da affrontare, di circa 20km con pendenze che arrivano a sfiorare anche il 25%. Una dopo l’altra si susseguono le salite, la strada spiana e sale, è un continuo sali scendi che sembra interminabile. Le ultime salite decidiamo di farle a piedi, la strada è molto lunga ancora, ed e meglio conservare le energie. Una volta scollinato ci troviamo difronte a un’altra sfida, per me anche più ardua della salita, un single track di 1.1km che ci porterà a Santu Lussurgiu. Il single e incredibilmente tecnico, discese ripite, rampe, curve a gomito e tornanti stretti, salti e pietre smosse, e tiro un sospiro di sollievo una volta che il peggio e passato, e finalmente arriviamo al check. All’entrata ci aspettano due ragazzi gentilissimi. La pratica e sempre la stessa, mangiamo, beviamo e poi dopo un pò di riposo riprendiamo la strada. La bici e ancora infangata, e nel check non c’è modo di lavarla, speriamo di trovare qualche cosa più avanti.

Inizia una lunghissima discesa che termina una volta attraversato il fiume Tirso, dopo il quale inizia la risalita per il monte Grighine. L’ascesa è pesante e dura, non quanto la precedente, ma pur sempre molto dura. Arriviamo in vetta e inizia la discesa. Il CP successivo e quello di Asuni e prima di arrivarci è necessario affrontare un sacco di sali scendi continui attraverso i paesi di Ruinas, Villa S’Antonio e Senis, dopo il quale compare finalente Asuni. Il CP è poco affollato, all’interno ci sono solo 2 bici, e sono due partecipanti alla 220 che stanno riposando. Faccio due chiacchierate con i ragazzi del check e per fortuna qua c’è la possibilità di lavare la bici. In mancanza di altro utilizzo dell’olio da cucina per lubrificare la trasmissione, non sarà il massimo ma in mancanza d’altro e meglio di niente. Arriva nel frattempo Maurizio. Durante la notte le situazioni in vetta alla gara sono cambiate. Federico si e fermato a riposare e Emmanuel e scomparso dai radar da un bel pò. Gli unici che stiamo riuscendo a tenere un buon ritmo siamo io e Maurizio, gli altri sono solo un pò attardati, ma presumibilmente arriveranno a breve. Dopo aver mangiato un bel piatto di pasta al sugo appena fatta riparto lasciando Maurizio al check a finire il suo spuntino. E’ già mattina e ora mi aspetta la salita per il prossimo CP che si trova al nuraghe Nolza. La temperatura e altissima, credo che nella conca si sfiorino i 30 gradi. Le braccia iniziano a bruciare sotto i raggi del sole, ma la sofferenza è alleviata dall’incontro con degli altri partecipanti della 220, con i quali abbiamo alcuni CP in comune. La salita e lunga e il caldo si fa sentire, ma la cima e vicina e all’ora di pranzo finalmente arrivo. Al check trovo molti partecipanti della 220 con i quali scambio quattro chiacchiere, si parla del più e del meno, di come procede la gara, aspettative e così via. Dopo il solito rifornimento riparto. Mi sono fermato per circa 20 minuti e Maurizio non è arrivato, ma sono certo che a breve ci ritroveremo sulla strada. Dopo Nolza inizia un’altra serie di salite pazzesche, che attraverso i paesi di Meana Sardo e Tonara porteranno la carovana a Belvì, sede del CP. Dopo aver attraversato salite e discesa di media intensità arrviamo al km300, dove mi trovo davanti una salita incredibile, una sassaia pazzesca da fare completamente a piedi, con pendenza che arrivano anche questa volta fino al 25%. Una bastonata assurda dopo aver percorso così tanti km. Arrivato in cima dopo mille imprecazioni inizio a sentire in lontananza tuoni minacciosi. Una pioggerellina leggera inizia a cadere, ma non me ne preoccupo più di tanto. Inizia la lunghissima discesa, arrivo dentro Tonara, paese fuori dal normale. In una delle strade incontro due persone che camminano in salita praticamente piegati in avanti di 45 gradi tanta e la pendenza della strada. Esco dal paese e iniziano i problemi. La pioggia si fa più insistente, e purtroppo mi ritrovo in mezzo a una strada sterrata, priva di ripari se non qualche albero lungo il bordo della strada, sotto un acquazzone torrenziale. La pioggia è talmente forte che non posso aprire lo zaino per prendere l’attrezzatura anti pioggia per paura di bagnare il contenuto e rovinare tutto. Dopo 20 minuti la pioggia diminuisce leggermente e ne approfitto per coprirmi e finalmente riesco a ripartire. 5 minuti dopo dietro a una curva arriva Maurizio, che ha anticipato la pioggia e ha recuperato terreno. A questo punto iniziamo a pedalare insieme, attraversando ponti, saltando cancelli, scansando vacche che riposano sulla strada, affrontando salite e tratti tortuosi in discesa, fino a 3 guadi a pochi km da Belvì dove entriamo con tutta la bici, bagnandoci completamente le gambe fino alle ginocchia. La speranza e quella di trovare qualche stufa al CP per poter asciugare gli indumenti. Il paese e ormai davanti a noi, e la salita in ciottolato ci porta a scendere dalla bici, e arriviamo al check a piedi. All’interno l’accoglienza e meravigliosa, persone gentilissime che ci danno tutto ciò che ci serve. Il caldo all’interno del locale e bellissimo, proprio quello che ci vuole per asciugare tutto prima della ripartenza. Deciamo di comune accordo di riposarci un’oretta prima di ripartire. Ne approfitto per fare una doccia e per cambiarmi. Mangiamo e parliamo un pò, le persone sono entusiaste di questa manifestazione. Il buio sta per calare, difronte a noi altri 110km prima di arrivare alla fine, e il sonno inizia a fare la sua comparsa. La notte precedente abbiamo pedalato senza sosta e la seconda notte sarà quella della verità. Usciti dal check si riparte a piedi così come siamo arrivati. Altri sali scendi attraverso i paesi di Gadoni, Laconi, Nuragus e Genoni, prima di arrivare al CP di Assolo.

L’ultima fatica da affrontare è rappresentata dalla giara di Gesturi. Quest’anno per arrivare in cima dovremo affrontare una scalinata, bici in spalla e via su per la salita. Non è lunghissima ma e molto dura e pericolosa, le pietre sono scivolose e il rischio di farsi male è molto alto. Arrivati in cima la giara si presenta con le sue pietre caratteristiche, che mettono a dura prova il fondo schiena e l’equilibrio. Seguendo il sentiero arrivamo al muro che ci separa dall’asfalto e dalla fine delle salite, per arrivare alla fine del percorso. Usciti dalla giara una lunghissima discesa, ci porta a fondo valle, e iniziamo ad attraversare tutte le pianure che ci porteranno all’ultimo CP prima di Baradili. Il freddo e talmente pungente che i denti iniziano a tremare, riduciamo la velocità talmente tanto da essere quasi fermi. La notte lascia spazio alle prime luci dell’alba e in lontananza si intravede il CP di Sa Corona Arrubia. Quando arriviamo tiriamo un bel sospiro di sollievo, il tepore all’interno della struttura è gradevolissimo. Con Maurizio beviamo un bel the caldo e dopo poco ripartiamo. Mancano circa 12km alla fine del trail. Usciti dal check una salita da affrontare a piedi e poi finalmente la pianura. Ormai  passeggiamo chiacchierando, discutendo di come sono andate le cose durante il trail, scambiandoci opinioni e complimenti reciproci, l’impresa e quasi fatta. Incontriamo anche alcuni partecipanti della 120km a piedi, anche loro in prossimità del traguardo finale. Tutto scorre normale, e difronte a noi finalmente Baradili, sono le 8:10 del mattino, è fatta. Dopo 42 ore e 10 minuti, senza mai dormire, e dopo una sola sosta di 3 minuti per mangiare un panino lungo tutto il trail abbiamo finalmente concluso il lungo percorso della Myland 2018.

Amos Cardia ci accoglie al quartier generale, firmiamo il registro delle entrate e facciamo qualche foto celebrativa dell’evento. Ci facciamo i complimenti reciproci con Maurizio e poi ci lasciamo per andare a riposare, ci rivedremo il giorno seguente per le premiazioni. Vado a riposare e al mio risveglio mi trovo con Federico Sanna che nel frattempo ha concluso il trail, ci fermiamo per un caffè e scambiamo quattro chiacchiere su come e andata la gara. Nel frattempo il tempo e peggiorato a vista d’occhio, la pioggia non smette di cadere e arrivano notizie di concorrenti in difficoltà sul percorso, e alcuni di loro purtroppo non riusciranno a finire il trail per problemi tecnici e/o organizzativi. La sera dopo un bel riposo andiamo a mangiare una pizza con Federico e ancora non arrivano gli altri concorrenti che si sono attardati lungo la strada e che ora devono affrontare in problema del mal tempo oltre alle difficoltà della distanza e delle ore in sella.

Si va a dormire e il giorno dopo iniziano ad arrivare tutti i concorrenti mancanti, giusto in tempo per chiudere la gara entro il tempo limite. Alle 16 ci ritroviamo tutti presso il ristorante del paese, allestito in fretta e furia per permettere le premiazioni. L’idea iniziale era quella di fare tutto all’esterno, ma il mal tempo ha costretto gli organizzatori a spostarsi all’interno. Tutto si svolge nella norma, ci si scambiano le opinioni e i pareri, e affascinante ascoltare le avventure e disavventure vissute dagli altri, sono informazioni preziose per evitare di fare gli stessi errori in futuro, daltronte non si smette mai di imparare. Arriviamo alla foto di rito e poi tutti a casa per ritrovare i familiari e condividere le proprie esperienze sui social.

La Myland 2018 è stata nel complesso una sfida moldo ardua, molto più dell’anno precedente. Il portage è stato un elemento portante della manifestazione. Salite interminabili da fare completamente a piedi, passaggi tortuosi, strade strette, scale, attraversamenti di canali, spiaggia e fango, tutte situazioni che mettono a dura prova la resistenza. Questa manifestazione è molto più che una semplice endurance in mtb. E’ quasi una prova di sopravvivenza. Non basta avere resistenza sulle lunghe distanze, è necessario essere preparati a camminare, ad affrontare single track molto molto tecnici, e molte volte dopo tratti impegnativi che portano il livello di concentrazione a calare drasticamente. E’ necessario essere versatili, essere pronti ad affrontare situazioni difficili,e caldo, freddo, pioggia, sonno, fame, sono solo alcune delle sfide che bisogna essere disposti ad affrontare, ma con la giusta dose di determinazione tutto è possibile. Ora non resta che aspettare il prossimo anno per vedere cosa ci riserveranno gli organizzatori. Faccio i complimenti agli organizzatori, e sopratutto a tutti i partecipanti, sia in bici che a piedi che hanno animato la manifestazione. Al prossimo anno.

Voglio ringraziare infine gli sponsor che mi hanno permesso di partecipare a questo evento,

Pizza Party di Fabrizio Satta;

Bar Ortu di Salvatore e Gavino Marongiu;

Estetica VIP di Angela Pulina;

MAD Fitness di Davide Montesi, Martina Ghezzi e Andrea Pulina;

Electron Power di Andrea Solinas;

Breeze Energie Rinnovabili.

2018-05-16T07:54:16+00:00

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